Voglio andare a casa, ma la casa dov’è?

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Voglio andare a casa, ma la casa dov’è?

Sono le 6:15 am e la casa dorme.

Guardo fuori dalla mia vetrata sulla giungla sorseggiando il mio caffè chiedendomi se questa vista mi accompagnerà ancora per tanto oppure no. Ho un pacchetto di gocciole sul tavolo, mi gusto ogni singolo biscotto come fosse un pezzettino d’oro.

Mi avete chiesto in tanti perché da quando sono qui scrivo poco però non è facile scrivere da un posto dove questo si può dire ma quest’altro non si può dire…

… potrei scrivervi di quanto sia difficile essere una expat a Singapore in questo momento storico, di quanto sia discriminante e alienante, ma purtroppo non si può dire.

…o forse, potrei scrivere del fatto che sono due anni che non torniamo a casa e che Singapore lascia viaggiare solo i citizens, e nemmeno chi come noi ha un visto regolare, una vita, i figli a scuola, un’azienda, possa uscire dal paese e non per una vacanza in Sardegna ma per vedere i propri cari… ma no, nemmeno questo si può dire…

… allora potrei scrivervi di come sia difficile prendere una decisione sul dove stare, dopo anni di lavoro investiti in un paese che ti gira completamente le spalle, ma no, anche questo non si può dire. Ah ma scusate, come recentemente mi hanno fatto notare, non ci ha voltato le spalle semplicemente prima eravamo accecati dall’apparente accoglienza..!

…parliamo allora del mio brand, lanciato in piena pandemia l’anno scorso, parliamo di moda, di AL.MA.LU  “Made in Singapore” che nonostante questo non mi ha dato accesso a nessun aiuto locale, aiuto che tutti i miei competitors singaporeani hanno avuto e tuttora hanno…

Ma anche questo no, non si può dire.

 

posso dirlo che per noi ogni singola cosa dalla rata della scuola all’affitto è tutto più caro rispetto ai citizens?! No, anche questo no Martina, non lo puoi dire!

E allora di che cosa parliamo?!

Forse potremmo parlare del fatto che se l’Italia fosse anche solo un 10% come sono qui, il nostro paese non sarebbe nelle mani dei cinesi?! Che dite, di questo si può parlare?!

mmm, dalla regia mi dicono di no.

Parliamo del fatto che Singapore ha creato una lista di paesi che vanno bene e paesi che non vanno bene, per viaggiare, sulla base di numeri più o meno reali, ma tra questi ovviamente il mio, l’Italia, non c’è (anzi). Nessuno in Italia dove siamo noi expat?! C’è qualcuno che se lo sta chiedendo?

No, siamo scappati, cervelli in fuga, abbiamo tradito la democrazia, la costituzione, Garibaldi e Cristoforo Colombo  si staranno rivoltando nella tomba per colpa nostra!

No non posso essere così noiosa avete ragione, l’Italia si sa come funziona.

 

E allora, ditemi voi di cosa scrivo.

 

Perché a me le uniche parole che vengono sono parole pieno di sdegno e dolore verso il mondo, verso il paese che mi ospita e verso il mio paese natale. Provo molta rabbia e rancore perché non vedo futuro nè per me, nè per nostra figlia. Provo tristezza nel vedere persone illuse che gridano libertà ad ogni apertura, libertà spezzata regolarmente dopo poco per nuovi contagi.

Aperture che coincidono sempre con stagioni balneari, e voi tutti li, ad abboccare come delle triglie rincoglionite al sole.

E la tenerezza poi, di chi si fotografa mentre si vaccina, pensando di essere finalmente invincibile… vaccino che qui si è già visto, non serve a nulla. Soprattutto se si pensa di poter uscire senza mascherina e di non lavarsi più le mani.

Brutti tempi per i puzzoni, mi spiace dirvelo ma il sapone ve lo porterete nella tomba insieme al gel per le mani!

 

Io voglio andare a casa, ma la casa dov’è?!

Krabi, Thailand

Ho tenuto botta 18 mesi, non ho mai versato una lacrima, ho fatto e disfatto progetti cercando di essere il più pragmatica possibile. Abbiamo tenuto duro, ci siamo creati la nostra routine dentro quest’isola dei balocchi in mezzo all’oceano. Tra un hotel quattro stelle e una petroliera.

Ci siamo dimenticati di cosa voglia dire prendere una macchina e guidare senza meta, ci siamo dimenticati del profumo dell’autunno, del scrocchiare delle foglie secche sotto ai piedi. L’odore della neve, la vista delle città imbiancate e candide.

Cerchiamo di non pensare a quella sensazione di respirare a polmoni aperti, di fronte al mare o alle montagne.

Siamo andati avanti, naso tappato, maschera e boccaglio, cercando di vedere questo carillon dell’Asia come la nostra casa, ci è stato fatto credere che restare chiusi in gabbia fosse la cosa più giusta e sensata da fare, la più sicura.

E dopo 18 mesi, teulì, spuntano di nuovo i casi, chiudono i confini in meno di 24 ore. Chi è fuori è fuori e chi è dentro è dentro. E tutti progetti i programmi le speranze di chi fino ad ora è stato zitto come si fa quando si va ospiti a cena e ti danno da mangiare qualcosa che non ti piace, è andato tutto all’aria.

Ma le persone? Dove sono le persone?

Ma no, scusate, non posso scrivervi nemmeno di questo.

Perché la mia vicina sapete, è bloccata qui da 14 mesi con una bimba che tra poco fa tre anni, e non vede il padre da 14 mesi.

Perché una mia amica è dovuta scappare nell’unico paese non in lockdown perché le è scaduto il visto e non le è stato rinnovato.

Perché ci sono bambini qui che non vedono la madre da un anno e più.

Perché ci sono ristoranti che non trovano nemmeno i camerieri perché qui lavorano solo i citizens e gli expats non entrano più.

(Scusate anche questo non si poteva dire!)

Perché la corsa agli zero casi è più importante delle persone, degli affetti, delle famiglie.

Ma scusate, oops, anche questo non potevo scriverlo!

Io voglio andare a casa, ma la casa dov’è?!

Sentosa, Singapore

E allora, mi chiedo io, posso almeno chiedere dov’è la nostra casa? Non è qui, non è in Italia, e se devo pensare ad altri paesi, non me ne viene in mente uno dove andrei di corsa anche domani e dove potremmo essere accolti come si deve.

E non ci sono amici o genitori o psicologi che possano dare un consiglio perchè nessuno sa che cosa succederà e qual’è la decisione giusta da prendere. Non c’è un posto sicuro, non c’è un posto sbagliato, ci siamo solo noi povere formichine che dobbiamo trovare la giusta quadra per vivere al meglio quello che ci resta.

Perché la casa non c’è, non c’è più per nessuno. La verità è che nessuno di noi si è ancora reso conto della gravità della situazione, di quanto per quelli della mia generazione sarà difficile rivedere la vita di prima, di come siamo un po’ tutti fottuti nelle mani dei governi e delle aziende farmaceutiche.

Per non pensare ai nostri figli, perché se penso ad Alma mi sento male anche solo a provare a immaginare il suo futuro in questo povero mondo malato di egoismo, soldi, plastica ecc..

Ma anche questo non si può dire vero?! Che magari mi date della complottista..!

E a te, che sei arrivato a leggere fino a qui e sicuramente starai pensando “ma Martina ma no ma cosa dici, qui non si può, qui no…..” va bene, non c’è problema,

Farò come Jack Frusciante, esco dal gruppo.

Io voglio andare a casa, ma la casa dov’è?!

A tutte le famiglie separate da più di un anno mando tutto l’amore che si possa immaginare. A tutti coloro che non hanno potuto salutare persone care mando lo stesso amore. 

Buona fortuna a tutti noi, siamo solo all’inizio di un bruttissimo film.

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