Rispondo cosí

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Premetto che non voglio risultare saccente, ho riflettuto molto se rispondere o meno alla lettera di S. ma mi sento in dovere di farlo, per me e per le altre donne nella mia situazione.

http://27esimaora.corriere.it/16_settembre_21/io-mamma-lavoratrice-non-ce-ho-fatta-0bd80496-8046-11e6-b38f-35d885ba0cf1.shtml

 

 

http://27esimaora.corriere.it/16_settembre_23/colpa-noi-maschi-se-troppe-madri-lasciano-lavoro-ee97407c-81b7-11e6-a75e-55268404eade.shtml

 

Mi chiamo Martina, ho 34 anni e sono mamma e papà di Alma da un anno e mezzo.

Non sto a raccontare la mia storia nel dettaglio, il padre di mia figlia ha scelto di non essere presente in alcun modo e io ho rispettato fin dal primo giorno la sua scelta.

Quando sono rimasta incinta convivevo con lui a Milano in una bellissima casa in centro, avevo un cane, un lavoro prestigioso, uno stipendio che mi permetteva una vita decorosa. E molti, tantissimi “amici”.

La scelta di portare avanti una gravidanza da sola ha comportato il disfacimento di tutto quello che avevo. Nel giro di poco mi sono resa conto che vivere a Milano da sola con una bambina, avendo la mia famiglia in un’altra città, sarebbe stato impossibile. Per questo sono tornata a vivere nella mia città natale e ho ricominciato da capo.

Ho lavorato fino alla 35esima settimana di gravidanza facendo avanti e indietro con Milano per mettere via il più possibile e sono rimasta a casa i primi mesi, ho ripreso il lavoro che Alma aveva 4 mesi, allattavo, e fino ai suoi 8 mesi me la sono portata sul lavoro per non toglierle il latte. È stato un massacro per me, mentalmente e fisicamente, ma non mi pentirò mai di averlo fatto! In quei mesi ho potuto constatare l’amore e l’affetto che le persone (uomini e donne) avevano nei confronti della mia scelta di portare mia figlia sul lavoro per continuare ad allattare.

Essendo libera professionista non ho preso un euro di maternità, non ho preso nemmeno gli 80 euro di Renzi. Non avessi la famiglia che ho alle spalle a quest’ora non so dove saremmo e so che ci sono tante donne che purtroppo non hanno questa mia fortuna.

Tutte le settimane lascio mia figlia a casa con i nonni per andare a Milano a lavorare, per fortuna essendo freelance riesco a fare molto anche da casa.

In ogni caso, ad oggi, non sono minimamete in condizione di poter vivere da sola con la mia bambina perchè un asilo nido decente costa la metà di quello che guadagno (e se il problema fosse solo il nido!).

Veniamo al dunque. La lettera di S. è stata molto condivisa, a me personalmente ha fatto arrabbiare e mi sento anche un po’ offesa.

Mi ha fatto arrabbiare perchè S. se voleva scrivere poteva provarci, S. è figlia di un magistrato, è benestante, sposata, accasata, S. ha fatto due figlie ma mica glielo ha ordinato il medico. A me è capitato per caso, un figlio puó capitare per caso, due, No.

E allora vorrei chiedere a S., se tu non ce l’hai fatta e dichiari tutto quello che hai dichiarato, le madri single come me allora cosa dovrebbero fare? Spararsi?! E quelle separate che gestiscono casa, ex marito, e magai più di un figlio?!

Io mi alzo la mattina e combatto a testa alta contro un paese che non mi ha dato e non mi sta dando niente, anzi appena puó toglie.

Cresco la mia bambina confidando in un futuro migliore nella speranza che le cose cambino. Cerco di darle i mezzi per essere una guerriera in grado di affrontare le battaglie della vita. Tutto questo lo faccio con il sorriso perchè Alma per me è stato un dono del cielo.

Io penso che la nostra generazione sia una generazione di persone profondamente disabili nei confronti delle relazioni e delle difficoltà. Abbiamo mille app per fare qualsiasi cosa ci vorrebbe anche una app forse per gestire le relazioni e la propria vita. Non siamo più nemmeno in grado di guardarci negli occhi perchè viviamo con il telefono in mano. Siamo stati abituati a non avere difficoltà e alle prime di queste, crolliamo.

Quante volte mi sento dire “ah come mi sarebbe piaciuto fare il tuo lavoro!”

E penso: ma perchè non lo hai fatto?

Siamo nel 2016 mica nel medioevo. Io ho lottato per fare quello che mi piaceva e che tutt’ora mi piace.

Credo che la lettera di S. sia una profonda offesa nei confronti di tutte le donne che come me si stanno facendo un gran mazzo. Donne che non hanno di certo la possibilità di prendersi il lusso di piangersi addosso perchè dopo il lavoro cucinano a fatica con i figli accanto. Magari avessi il tempo di farlo. Magari avessi la possibilità di stare a casa dal lavoro due anni per poterla crescere con serenità. Ci sono tantissime donne in difficoltà che però trovano il coraggio di andare avanti e di reinventarsi trovando il coraggio di cambiare lavoro o perchè no, provare a fare quello che hanno sempre sognato di fare!
Questa mattina per scrivere questo mi sono presa del tempo dal mio lavoro, l’ho fatto perchè lo devo a me stessa, a mia figlia, alle persone che mi aiutano, e a tutte le donne che come me non hanno nemmeno il tempo di piangere.

I primi mesi che sono rimasta sola ho cercato con tutta me stessa “qualcuno a cui dare la colpa” ma poi ho capito che non deve esserci per forza un colpevole. Sarebbe troppo facile.

Siamo solo noi i registi della nostra vita.

 

Grazie per la gentile attenzione.

 

 

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Illustrazione di Eveline Pennelli

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