La mia vita è una notifica

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La mia vita è una notifica

Lo era ancor prima che facessi la Blogger, figuriamoci adesso. Chi lavora nella moda, pubblicità o televisione, come me, sa bene quanto dipenda tutto da quelle notifiche tanto attese. Le taglie degli attori, la conferma del budget, la conferma delle location… una vita di notifiche. E ora più che mai mi sveglio la mattina e ancor prima di bere il caffè per prima cosa apro il mio Iphone per vedere le notifiche di Instagram, Whatsapp, Facebook eccetera eccetera.

 

Di quella volta che dovevo fare un esercizio

Ieri ho ricevuto una mail da una delle mie migliori amiche che al momento si trova dall’altro capo del mondo, ad Aruba, per l’esattezza, il cuore dei Caraibi.

“Buonasera miei carissimi e preziosissimi amici.

Come qualcuno di voi già sa ho deciso di spegnere WhatsApp. O meglio avrò un WhatsApp con una sim locale ma solo per le emergenze. Questo vuol dire che l’unica detentrice del numero sarà mia mamma. Luigina sei autorizzata a consegnare il numero a chi te lo chiede solo nei seguenti casi:
– notizie di rivoluzioni o attacchi terroristici nei seguenti Paesi: Italia, UAE o il Paese dove mi trovo io 
– matrimoni improvvisi (non miei, vostri!)
– il soggetto richiedente ha le lacrime agli occhi (succede spesso, sapete com’é quando uno piace alla gente)
Altrimenti le nostre forme di comunicazione effettive (esclusi i social che vabbè) saranno Skype (cosa c’é di più vicino al teletrasporto di Skype?) e le email (per quando vi sentite più scrittori). Io sono felice in entrambi i casi. WhatsApp mi faceva perdere troppo tempo e ora che ho molto più tempo di prima rischio di sprecarne di più. Con questo non voglio dire che parlare con voi significhi sprecare tempo, anzi, forse Skype e email ne occupano di più ma vuoi metter la qualità? Insomma mi avete capito e non vi siete offesi, giusto? Bene, procediamo.
Perché la mail collettiva direte voi, beh tutto é nato da questo corso online chiamato Activate Creativity (per info: http://www.mentorless.com/activate-creativity) tenuto dalla mia amica Nathalie Sejean. Uno degli esercizi é: Email as many people as you can or want to recommend a story or stories you love. It can be music, books, films, restaurants, play, museums. Anything that was created by another human being, that brought you joy and you would like more people to know about.
Da questo spunto mi è venuta l’idea di mandarvi delle email regolarmente raccontandovi un po’ di cose, cose a caso, anche per ricominciare a scrivere un po’ e cosa c’è di meglio che scrivere agli amici? Durante questo periodo di pausa non ho più scuse per non fare quello che avrei sempre voluto fare, quello che “Ah se avessi tempo lo farei!! Eccome se lo farei!”
 
Beh ragazzi lasciatevi dire che quando avete tempo, sarà comunque molto difficile farlo. Qualunque sia la cosa. E’ molto più facile continuare a pensare “Voglio ma non posso” 
“Lo farei ma non ho tempo” 
“Sarebbe bello ma sono troppo stanco” 
“Avrei tanta voglia ma c’é qualcosa di più importante da fare”. 
Lo sto provando sulla mia pelle. Ho tutto il tempo che voglio, eppure ci ho messo 3 settimane prima di infilarmi quelle cazzo di scarpe ed andare a correre. Non avevo voglia. Ma nella mia vita precedente davo la colpa al tempo. 
Ecco a che serve questa email, a raccontarvi quello che di bello sto scoprendo. Giorno dopo giorno. E se avrete voglia di raccontarmi qualcosa voi, non per forza di bello, anche qualcosa di brutto o di neutro o mandarmi una poesia sui gatti, una foto, una donazione, beh basta premere “Reply” (nota bene: non per forza “Reply all”).
Per oggi é tutto. Spero che non vi dispiaccia che abbia messo gli indirizzi a vista, ma tanto siamo tutti amici tra di noi e chi ancora non lo é beh un giorno lo sarà, perché è cosi che succede sempre intorno a me.
Lot of love.
Enri

Activate Creativity

Chi mi segue sa che ho un conto aperto con la questione “tempo” e non credo sia un caso che nel giro di pochi giorni io abbia ricevuto una seconda lettera che mi ricorda l’importanza di quest’ultimo.
Forse è giunto davvero il momento di rifarlo, quell’esercizio.

Io ed Enrica facciamo parte di un “trio” di amiche, nate per caso dalla disperazione milanese. Ci siamo unite in momenti della nostra vita molto complicati, tutte e tre diverse ma con dei punti in comune, una storia importante alle spalle, tanti sogni, una passione in comune: il nostro lavoro.
Come ci siamo finite quel lunedí sera a ballare sul divano del mio salotto io non lo so ma vi giuro che da quella sera è nato un qualcosa tra di noi che non passerà mai. Quei nostri balletti, quella terapia, quell’esercizio di lasciarsi Milano alle spalle e far finta di essere qualcun altro in un qualsiasi altro posto, beh chiamateci stupide ma vi assicuro che quell’esercizio ci faceva una gran bene. E dio solo sa cosa darei per poter riunirci tutte anche solo una volta su quello stesso divano per farne ancora uno di balletto.
Goffe, fuori tempo e stonate, queste eravamo noi su quel divano.
Ci siamo concesse questo dopo giornate dedicate ad un lavoro che succhia l’anima, all’insegna della precisione e della puntualità. Perchè il nostro lavoro è questo, svegliarsi all’alba e scendere in trincea per portare a casa il risultato. Non esistono week end, non esistono malattie, non esistono amori e relazioni, di fronte ad una produzione non esiste niente, non esisti TU. Esiste solo il lavoro, l’impegno, il cliente, l’agenzia, esistono loro, le notifiche, tu non ci sei.
Oggi siamo tutte e tre sparse in tre posti diversi, non ci sentiamo tutti i giorni, non ci vediamo spesso, ma ci siamo. Sento più vicine Enrica e Alessia di molte persone che ho a pochi km di distanza.
Questo è, per me, essere amiche.
Essere vicine nonostante ci separino dei continenti interi.
Io penso che ognuno di voi dovrebbe provare a mettere ogni tanto la musica appalla, aprire l’armadio e travestirsi da quel qualcuno che vorrebbe tanto essere e ballare senza ritegno sul proprio divano.
Vi assicuro che fa un gran bene!
Activate Creativity
Grazie amiche per avermi dato quei momenti, sono il motore delle mie giornate tristi e le risate in quelle felici.
Vi voglio bene piccole grandi donne.
Immagine di copertina di Enrica Andreetto
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