Cara Italia

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Sono seduta nella hall di un hotel, aspetto un cliente ritardatario.

A Singapore è così, a volte si arriva in anticipo e a volte si arriva in ritardo.

Bisogna prenderla con filosofia perché qui sono i taxi che comandano.

 

Stasera si torna a casa, in Italia.

 

Seduta qui rifletto su tante cose, su tutte quelle cose che succedono ogni volta che arrivo in Asia e quelle che nel frattempo accadono a casa, in Italia. Il mio paese da qui sembra piccolo, lento, e in ritardo, come i taxi a volte a Singapore.

cara Italia - my baby alma

È che qui se si fa tardi non importa perché si recupera tutto subito. Qui si corre, qui si incontra gente che non ha tempo da perdere perché il business è business e la vita è una.

 

In Italia invece no.

In Italia si lavora gratis, in Italia il tempo non vale niente, in Italia si arriva in ritardo perché intanto sono tutti in ritardo e non ti importa nulla se quella persona che hai fatto aspettare magari aveva altro da fare.

In Italia.

Devo tornare a casa. Accenderò la TV, aprirò i giornali. Sono curiosa di sapere come sta evolvendo quella storia delle Iene. Sono giorni che ci penso. Penso a come sia possibile essere arrivati al punto dove la normalità è mettere delle telecamere nella casa di un calciatore milionario, filmarlo mentre picchia e offende la moglie e poi mandare tutto in onda con delle risatine montate in sottofondo. È davvero questa la normalità nel nostro paese?!

Devo tornare a casa.

È questa la normalità?!

Minimizziamo, sempre.

Siamo il popolo che va tutto bene, tarallucci e vino e si perdonano assassini e corruttori.

I nostri politici sono i primi ad essere indagati e la chiesa ha un suo tribunale dove i preti che abusano non vengono condannati ma spostati di parrocchia.

C’è sempre una scusa. Minimizziamo.

La pizza viene servita bruciata ed è colpa del forno, mai del pizzaiolo.

Le donne vengono violentate ma la colpa è la loro perché la gonna era troppo corta oppure quel “NO” non è stato detto in maniera poi così convincente.

Anzi, dal tono della voce quel No voleva dire Si, sbattimi su quel muro e riempimi di colpi. Fammi male, da farmelo ricordare per il resto della mia vita quanto male ho provato.

Giusto?!

Eh si, avevate tutti ragione. Evidentemente è questa la normalità, dei no che vogliono dire si, e un paese che basta uscire un attimo e lo si vede per quello che è:

 

uno stivale dalla pelle consumata e dal tacco mezzo rotto con cui purtroppo si possono fare ancora pochi chilometri.

Eppure io ci spero ancora, spero che questa donna che si chiama Italia aggiusti il vecchio stivale e possa riprendere a macinare chilometri alla velocità della luce!

 

 

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