Teresa Margolles al PAC di Milano

by lunedì, 4 giugno, 2018

Teresa Margolles al PAC di Milano

E’ stata prorogata fino al 10 giugno 2018 la mostra di Teresa Margolles al PAC di Milano curata da Diego Sileo. Artista messicana classe 1963 tra le più prolifiche a livello internazionale per quello che riguarda l’arte di denuncia sul tema della violenza di genere e del narcotraffico in Messico. Con una formazione in medicina legale, Teresa Margolles ha lavorato per dieci anni con il collettivo Semefo (Servicio Mèdico Forense) fondato nel 1990 a Città del Messico, che denuncia l’orrore che quotidianamente assale la società messicana.

YA BASTA HIJOS DE PUTA – TERESA MARGOLLES

Attraverso installazioni, sculture, fotografie e video l’artista indaga sulle morti violente causate dall’ingiustizia sociale e dall’odio di genere, raccogliendo gli ultimi elementi di vita come i resti e le tracce lasciate sui corpi senza nome dando loro un’identità mai avuta e portandoli a diretto contatto col pubblico. Queste tracce diventano così elementi di narrazione di un tessuto sociale ormai distrutto e tragicamente noto per traffici di droga e di esseri umani.

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La frase “Ya basta hijos de puta” è stata rinvenuta sul corpo decapitato di una donna a Tijuana, città di frontiera a nord del Messico, pratica usata come avvertimento intimidatorio dai gruppi di narcotrafficanti nei confronti di bande rivali per segnare il territorio.

La mostra

L’opera “Pistas de baile” (pista da ballo) rappresenta il lungo periodo passato dall’artista con i transessuali del posto, essi costituiscono l’anello più debole della società, spesso vittime di abusi e violenze e in costante pericolo di morte, dopo la chiusura e la demolizione dei locali notturni in cui lavoravano a causa della politica di rigenerazione urbana avviata negli anni novanta. In una di queste fotografie si intravede la scritta Mundos che la Margolles propone a grandezza naturale nella sala centrale del museo, un’insegna lunga quasi sei metri a testimonianza della distruzione di un noto bar della città di Ciudad Juàrez dove molti transessuali lavoravano.

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L’opera “La bùsqueda” (la ricerca) è un’installazione composta da elementi sonori e visivi che tratta il notevole numero di ragazze scomparse dagli anni novanta ad oggi, primato che ha valso a Juàrez il primato di città delle donne morte. Otto pannelli di vetro sporco e polveroso sorretti da telai in alluminio sui quali sono affissi volantini ormai smembrati che segnalano la scomparsa di giovani donne, nomi e volti sbiaditi che raccontano il lato più macabro della città dove alla violenza si aggiungono l’incapacità e la corruzione delle autorità locali che hanno minimizzato il problema del femminicidio. Nell’opera “Joyas” (gioielli) l’artista ha commissionato ad un orafo messicano la produzione di una collezione di gioielli ispirati a quelli indossati dai signori della droga. Le pietre preziose sono state sostituite da frammenti di vetri rotti prelevati dai cadaveri sulla scena del crimine a seguito dei regolamenti di conti del narcotraffico. Ognuno dei dieci gioielli in oro 10 carati è corredato da una didascalia che descrive l’evento da cui proviene il materiale per fabbricarlo.

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L’opera “Papeles” comprende un’installazione di fogli Fabriano intrisi di fluidi corporei e acqua precedentemente utilizzata per lavare i cadaveri dopo le autopsie. Ne emergono ritratti anonimi di morti dove le forme astratte generate, senza vetro e senza cornice, creano una relazione tra il corpo morto e il corpo vivo dello spettatore.

Karla

Molto forte è la sala dedicata a “Karla” all’anagrafe Hilario Reyes Gallegos interamente dipinta di rosso.

Teresa Margolles al PAC di Milano-7In essa un ritratto fotografico, un pezzo di cemento (reperito sul luogo del delitto), un certificato di morte e una testimonianza audio.

A Ciudad Juàrez le vite dei transessuali non hanno alcuna importanza, sui loro omicidi non si effettuano indagini, sono morti che non contano. Il corpo di Karla è stato ritrovato privo di vita in un edificio abbandonato, torturata, presa a pugni, lapidata e con il cranio fracassato Teresa Margolles denuncia il silenzio delle autorità verso l’odio di genere puntando il dito sulla complicità delle istituzioni.

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L’opera “57 cuerpos” (corpi) è un’istallazione composta da 57 pezzi di spago atti a formare un filo lungo 21,9 metri teso tra due pareti. Sono fili residui usati dopo le autopsie per ricucire i corpi di vittime non identificate che, durante l’operazione di cucitura, si sono impregnati di fluidi corporei diventando così reliquia tra pubblico e spazio.

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Impressionante lo spazio dedicato “Vaporizaciòn” (vaporizzazione) dove la risposta emotiva suscitata nel visitatore lo porta a interagire con l’opera attraverso la propria capacità di visualizzazione interiore . Infatti la nebbia che avvolge è generata da acqua disinfettata usata per lavare le lenzuola nelle quali sono stati avvolti i cadaveri di omicidi avvenuti in Italia. Il vapore tocca la pelle e gli abiti, penetra nel nostro corpo e con esso la morte di cui è impregnato.

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Una delle opere più agghiaccianti è la parete dedicata a PM10

 

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L’artista sceglie il 2010 come anno simbolo per ricordare il periodo più atroce e sanguinario della storia di Ciudad Juàrez. L’opera infatti raccoglie 313 copertine del quotidiano della città, che esce da lunedì a sabato, che testimoniano la routine del posto fatta di corruzione, persone trucidate, traffico di armi e di persone. Il giornale si distingue per violenza e cinismo, corredato da immagini di copertina di scene del crimine senza censura abbinate a pubblicità erotiche. Tristissimo ritratto di una città ormai al collasso a causa della pressione e delle violenze del narcotraffico.

Continuano fino al 10 giugno le visite guidate gratuite giovedì alle 19:00 con biglietto speciale € 4 e domenica alle 18:00.

info www.pacmilano.it

Sara Forte

 

 

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